"L’abbattimento ex Bocciodromo non è affatto un fatto positivo!!"
L’abbattimento del centro sociale Bocciodromo (conosciuto da molti come ex Bocciodromo) non è affatto, come ha scritto il neo consigliere regionale Francesco Rucco, “un fatto positivo”. Al contrario, rappresenta la perdita di uno spazio pubblico che per anni ha rappresentato molto di più di un semplice edificio: un luogo di relazione, di confronto, di cultura e di lotta politica. Le città sono il nuovo terreno della partecipazione collettiva e democratica. Per questo, serve tutelare e sostenere luoghi dove le persone possano incontrarsi, organizzarsi e costruire alternative. Il popolo, inteso come soggetto politico, ha bisogno di spazi per esistere. Negarli significa negare la possibilità stessa di una democrazia viva. Le dichiarazioni di Rucco lasciano perplessi. Scrive che lo sgombero del Bocciodromo “va rivendicato” — come se fosse una conquista personale — e che quel luogo “non aveva alcuna finalità di interesse pubblico”. Eppure, stiamo parlando di uno spazio gestito da realtà associative tramite un bando pubblico promosso proprio dalla sua amministrazione nel 2019. Quindi, non si trattava di un’occupazione, come impropriamente afferma, ma di un’esperienza di gestione condivisa, riconosciuta e istituzionalmente legittimata. A chi ha provato a ricordarglielo, Rucco ha risposto con un sbrigativo “candidatevi voi e capirete”: un esempio di confronto davvero elevato. Difendere il valore di questi spazi non è una questione di appartenenza ideologica, ma una necessità civica. Circoli dopo lavoro, associazioni di promozione sociale, progetti culturali nati dal basso — come il Circolo Comos APS in contra’ Burci 27 a Vicenza o il progetto Cinema A.V.A. PS a Schio — rappresentano presidi di democrazia, cultura e solidarietà. Sono luoghi dove si promuove inclusione, partecipazione, formazione, e anche opportunità di crescita per i giovani attraverso il Servizio Civile. Realtà che danno corpo a una cittadinanza attiva, che arricchisce e tiene viva la nostra comunità. Vicenza ha una lunga storia in questo senso. Pensiamo alla rete dei circoli ARCI, che da decenni svolge un ruolo fondamentale nel costruire legami sociali, promuovere cultura e offrire spazi accessibili a tutte e tutti. Smantellare, ignorare o svilire queste realtà significa rinunciare a un patrimonio collettivo. E poi c’è la TAV. Qualsiasi opinione si abbia sull’opera, non possiamo accettare il silenzio e l’inerzia. Perché non si tratta solo di infrastrutture, ma di scelte politiche che incidono profondamente sulla vita delle persone. E la partecipazione deve essere garantita. Infine, c’è chi — come una certa destra — preferisce etichettare chi difende un centro sociale come estremista. È la solita strategia: delegittimare chi cerca di unire, perché l’unità popolare è pericolosa per chi difende interessi di pochi. Ma i cittadini non sono stupidi. E sanno che lo spazio pubblico non è una minaccia, ma un bene da preservare. Anche per chi non lo frequenta. Perché difendere gli spazi collettivi non è solo una questione di sinistra. È una questione di giustizia sociale e di amore per la città.